

La notizia è di qualche settimana fa: il Thunnus orientalis (il tonno che in inglese si chiama Pacific Blue Fin Tuna) è radioattivo (vd suggeriti). La scoperta è del prof. Nicholas S. Fisher che, dopo aver riscontrato isotopi di cesio 134 e 137 nelle carni di questo tonno è risalito, per spiegarne l'origine, allo tsunami di Fukushima (vd pdf).
Diciamo subito che, a differenza del suo parente più prossimo (ovvero il Tonno rosso delle regioni atlantiche, vd suggeriti), il Thunnus orientalis non figura tra le specie considerate a rischio dall'Iucn (International Union for Conservation of Nature) anche se nel 2010 si è stimato che la biomassa totale della specie durante la riproduzione è stata sia scesa di circa il 50% rispetto ai livelli storici. Nonostante la scoperta del prof. Fischer, inoltre, questa specie di tonno risulta commestibile, ma va detto che è nella lista ‘rossa’ di Greenpeace – specie da non consumare – e nella lista di specie da evitare per il Seafood Watch dell’Aquario di Monterey. Come molti predatori all’apice il Tonno Pinna Blu del Pacifico può contenere alti livelli di mercurio e l’80% del pescato viene consumato in Giappone.
A Claudio Di Manao, nostro scrittore di mare, abbiamo chiesto allora di spiegarci - e lo fa sulla Fattoria in edicola - perchè questo tonno radioattivo stia polarizzando l'interesse di scienziati e umani di mare. Non perdetevelo.
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