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Alieni attraverso gli oceani
Viaggiano nell'acqua di zavorra dei cargo
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17 gen 2010 03:00 | Eureka / Vita
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Le grandi navi transoceaniche sono strumenti di rilevamento degli scambi di anidride carbonica fra gli oceani e l’atmosfera: lo abbiamo visto nelle scorse settimane. Ma sono anche veicoli per il trasporto di alieni, purtroppo. Una mappatura delle loro rotte aiuterà a tenere sotto controllo i percorsi di questi clandestini.
Sono alieni, ma non extraterrestri. Sono alieni perché si spostano da un luogo all’altro, arrivando spesso molto lontano E dove arrivano di solito provocano disastri. Qualche esempio? I conigli e le volpi in Australia: un vero flagello. Oppure gli scoiattoli americani in Europa, dove stanno soppiantando i più timidi scoiattoli indigeni. Sia chiaro: le migrazioni delle specie e l’estensione degli areali di diffusione sono un fenomeno naturale che si verifica da sempre. Naturale ma lento e progressivo, e dà tempo agli ecosistemi invasi di assimilare i nuovi arrivati. La novità degli ultimi secoli è invece l’uomo, che ha colonizzato ogni francobollo di territorio portandosi appresso specie nuove. Talvolta consapevolmente, ad esempio per impiantare nuovi allevamenti. Talaltra invece in maniera del tutto involontaria, a bordo dei propri mezzi di trasporto.
Obiezione: la biodiversità è un patrimonio prezioso (e ne siamo tanto più consapevoli adesso, poiché il 2010 è stato proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Biodiversità), quindi che c’è di male nell’arricchimento degli ecosistemi con specie nuove? E’ tutta biodiversità in più. O no?
No, affatto. Per ogni specie invasiva si verifica la scomparsa delle specie autoctone, o una sovrappopolazione esplosiva, oppure una predazione selvaggia. In generale, comunque, gli ecosistemi saranno disturbati e, paradossalmente, si verificherà una perdita proprio della biodiversità.
Tutto ciò è vero anche per le specie marine, condotte qua e là per il mondo dalle grandi navi da trasporto transoceanico. Sicché capire come i cargo si spostano per il pianeta consentirà di ricostruire anche i rischi di invasione aliena. Ed è proprio quanto ha fatto Bernd Blasius, della Carl Von Ossietzky University di Oldenburg, in Germania, che con i suoi colleghi ha ricostruito le rotte di 16.363 cargo per cercare i collegamenti fra i porti visitati nel 2007. Scoprendo una peculiarità: mentre le navi per il trasporto dei container percorrono più o meno sempre le stesse rotte, le petroliere e le navi cisterna sono molto più imprevedibili. Ma che c’entra con le specie invasive? Ed è importante?
Sì, è importante, sostiene Blasius. Perché proprio petroliere e cisterne spesso viaggiano vuote. O, meglio, piene dell’acqua di zavorra, prelevata qui ed espulsa laggiù, a molte migliaia di chilometri. E nell’acqua di zavorra... ecco gli alieni clandestini. Per esempio la medusa Mnemiopsis leidyi, originaria dell’Atlantico occidentale e arrivata fin nel Mar Nero negli Anni Ottanta. Lì ha cominciato a nutrirsi delle uova e delle larve delle specie di pesci pelagici, fra le quali una preziosa risorsa alimentare ed economica delle popolazioni locali. Nel 1999 Mnemiopsis leidy è arrivata nel Mar Caspio, dove ha fatto strage di zooplancton. Nel 2006 è stata trovata anche nel Mar Baltico.
Considerando le sgradevoli conseguenze delle invasioni aliene, si capisce come sia importante controllare soprattutto i porti di destinazione più frequentati. Nella lista proposta da Blasius e dai suoi collaboratori spiccano anzitutto i canali di Panama e di Suez, seguiti da Shanghai, Singapore e, in Europa, Anversa. Perciò, invece di sollevare gli occhi verso il cielo a caccia di UFO, dovremmo rimestare nelle torbide acque dei grandi porti internazionali: l’alieno, se c’è, è lì.

Marco Cagnotti
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