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L'Himalaya sta bene, grazie
L'IPCC, vittima di uno svarione, fa marcia indietro
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23 gen 2010 03:00 | Eureka / Terra
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“I ghiacciai dell’Himalaya si stanno ritirando più velocemente che in qualsiasi altra parte del mondo, e se proseguiranno al ritmo attuale la probabilità che scompaiano entro il 2035, e forse anche prima, è molto elevata”: non è una fonte qualsiasi a dirlo, ma il report ufficiale del 2007 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Come dubitarne? L’IPCC non compie studi propri, ma analizza con scrupolo e rigore la letteratura scientifica per giungere a conclusioni condivise dalla comunità scientifica. Peccato però che almeno in quest’occasione abbiano preso un granchio colossale.
Tutto l’equivoco comincia nel 1999, quando Syed Hasnain, un glaciologo indiano della Jawaharlal Nehru University di New Delhi, redige un rapporto preliminare per la International Commission for Snow and Ice (ICSI). La rivista inglese “New Scientist” riferisce poi che Hasnain avrebbe sostenuto nel rapporto che “entro il 2035 tutti i ghiacciai dell’Himalaya centrale e orientale potrebbero scomparire”. Il rapporto dell’ICSI esce solo l’anno scorso, ma di quel fatto non c’è più traccia.
Intanto però qualcun altro s’è impadronito dell’informazione: il WWF, che nel 2005 riprende le dichiarazioni rilasciate da Hasnain a “New Scientist” e le inserisce in un proprio rapporto. Ora, per il WWF si può certo nutrire grande simpatia, ma si tratta di un’organizzazione ambientalista chiaramente schierata, non di un’istituzione scientifica autorevole… come dovrebbe essere l’IPCC. Che invece, pare, ha usato il rapporto del WWF come fonte per il proprio report del 2007. Mentre le sue conclusioni ufficiali dovrebbero essere fondate soltanto sulla letteratura apparsa sulle riviste scientifiche che sottopongono i propri articoli a un rigoroso e imparziale controllo. Così, almeno, esigono gli standard del Panel.
Nei giorni scorsi alcuni studiosi guidati da Graham Cogley, della canadese Trent University, scrivono alla rivista “Science” rilevando come la predizione sia piuttosto inverosimile: se così fosse, “la perdita dei ghiacciai himalayani dovrebbe avvenire a un ritmo 25 volte superiore a quello stimato fra il 1960 e il 1999”, affermano. E aggiungono: “Questo contrasta con le conoscenze sul rapporto fra ghiacciai e clima, ed è sbagliato”. Com’è finito allora questo risultato nel rapporto dell’IPCC?
Il Panel avrà tanti difetti, ma non gli manca la trasparenza. Così è possibile ricostruire il processo di revisione dei suoi report. Si scopre allora che già il governo giapponese aveva rilevato la gravità dell’affermazione sulla perdita dei ghiacciai himalayani, ma che, nonostante la fonte fosse il WWF, quel dato era stato lasciato dov’era.
Nei giorni scorsi Rajendra Pachauri, chairman dell’IPCC, è stato costretto a scusarsi ufficialmente a nome dell’organizzazione da lui guidata. In una dichiarazione ufficiale del Panel, Pachauri si dichiara dispiaciuto per “la scarsa applicazione delle procedure ben stabilite dell’IPCC”. E conclude: “Quest’episodio dimostra come la qualità delle valutazioni dipenda dall’aderenza assoluta agli standard dell’IPCC”.
Tante grazie, troppo tardi: il danno alla credibilità ormai è fatto. E Hasnain? S’è giustificato dicendo che lui non ha mai scritto la magica cifra 2035 in nessun articolo scientifico ufficiale.

Marco Cagnotti
Video: Intervista con Rajendra Pachauri, chairman dell’IPCC
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L'immagine è stata diffusa dalla Polizia cantonale