



Il nuovo ciclo solare è in ritardo: l’apparizione delle nuove macchie solari, che dovrebbe seguire un ciclo undecennale, si fa attendere ormai da parecchi mesi. Un comitato di astrofisici, riunitosi nei giorni scorsi, ha riconsiderato le previsioni precedenti, nessuna delle quali contemplava un comportamento solare così bizzarro dopo il massimo di attività fra il 2000 e il 2001.
Ecco la conclusione degli studiosi: il nuovo massimo è previsto verso il 2013 e non dovrebbe neppure essere troppo intenso. Ma non tutti sono d’accordo: una minoranza di ricercatori continua ad aspettarsi un ciclo breve e con un massimo intenso. Se avessero ragione loro, le conseguenze per alcune attività umane potrebbero essere importanti. Nessun rischio per la salute, ma le telecomunicazioni e la distribuzione dell’energia sono a rischio.
Intanto il monitoraggio della nostra stella, da terra e dallo spazio, continua. La soluzione del mistero arriverà solo fra qualche anno.
0 e 0: sono queste le due cifre che da molti mesi vengono scritte sui rapporti d’osservazione della Specola Solare Ticinese di Locarno. Il loro significato è semplice: sul Sole ci sono 0 gruppi e 0 macchie. Insomma, la nostra stella è una bella palla liscia e uniforme, senza neppure una macchiolina. Questo non è normale. Ed è un mistero ancora inspiegabile.
Il Sole è una stella di medie dimensioni e, per nostra fortuna, abbastanza tranquilla nelle sue manifestazioni: nessuna grossa variazione di luminosità, nessuna pulsazione di grande ampiezza. Però fin dall’inizio del Seicento, ossia da quando nacque l’astronomia moderna, si è scoperto che il Sole presenta delle macchie, raccolte in gruppi anche molto estesi. Nei secoli successivi, studiando lo sviluppo di quelle macchie, si è capito che si manifestano con un ciclo undecennale: ogni 11 anni si ha un massimo e le macchie diventano più grandi e numerose, mentre al minimo sono praticamente assenti. L’attività solare è determinata dal campo magnetico della nostra stella, che a ogni ciclo si inverte. Non solo: il massimo di attività coincide pure con intense tempeste magnetiche e forti variazioni nel flusso di particelle che provengono dalla stella. Le tempeste possono provocare danni ai satelliti e alle infrastrutture per la produzione e il trasporto dell’energia sul nostro pianeta.
Da molto tempo gli astrofisici cercano un metodo per prevedere lo sviluppo e l’intensità dell’attività solare di massimo in massimo. Lo fanno con argomenti basati sulla fisica stellare oppure con valutazioni statistiche fondate sulle osservazioni dei massimi precedenti, che vengono seguiti con precisione a partire dalla metà dell’Ottocento. L’ultimo massimo si è verificato a cavallo fra il 2000 e il 2001. Nel 2006, mentre il Sole scendeva verso il minimo, gli scienziati si erano divisi in due scuole di pensiero: chi prevedeva un ciclo breve e un nuovo massimo molto intenso e chi invece preconizzava un ciclo lungo con una debole attività al massimo. Le osservazioni degli ultimi mesi hanno stupito tutti.
Di fatto, il Sole è molto in ritardo. Raggiunto il minimo nel marzo 2008, il nuovo ciclo dovrebbe essere cominciato ormai da molti mesi. E le sue macchie avrebbero dovuto fare la loro comparsa già da tempo. Invece non si vede niente. La nostra stella è ostinatamente tranquilla. Nei giorni scorsi gli astrofisici solari si sono trovati e hanno tirato un po’ le somme su questa bizzarra anomalia di comportamento. Anzitutto hanno guardato al passato recente e corretto le proprie previsioni, concludendo che il minimo dovrebbe essersi verificato non in marzo ma nel dicembre dell’anno scorso. Inoltre prevedono che il prossimo massimo sarà debole: il più debole registrato da quello del 1928. Infine si sono sbilanciati sul periodo: ora parlano del 2013, quindi con almeno nove mesi di ritardo.
Se queste previsioni siano corrette ancora non lo sa nessuno. Peraltro una minoranza di astrofisici solari rimane pervicacemente convinta che il prossimo massimo sia vicino e intenso. Chi ha ragione potrà dirlo solo il tempo: basterà aspettare qualche anno per dirimere la controversia. Intanto, alla Specola, in questi giorni si continua a scrivere 0 e 0...
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