

A volte si vedono, a volte no. Però ci sono. Ne siamo certi perché riceviamo il loro segnale su molte frequenze. Solo che, appunto, in certi casi li osserviamo anche nella radiazione visibile e in altri invece no. Sono i lampi gamma: immani esplosioni prodotte quando, in una galassia diversa dalla nostra, una stella molto massiccia collassa e si trasforma in un buco nero. Ecco, quando manca la componente visibile della luce si tratta di lampi gamma "oscuri". Perché questo bizzarro comportamento? Ora c'è una risposta.
In realtà quando si verifica il collasso viene emessa radiazione elettromagnetica in tutte le frequenze: dai lampi gamma fino alle onde radio, passando per la luce visibile. Se quest'ultima non viene osservata, ci dev'essere qualche meccanismo che le impedisce di arrivare fino a noi. Finora le ipotesi esplicative erano due. Una è piuttosto semplice: potrebbe essere colpa della polvere interstellare nella galassia, trasparente ai raggi X, agli ultravioletti, agli infrarossi, alle onde radio ma non alle frequenze visibili. Oppure la spiegazione è più sottile. A causa dell'espansione dell'universo, tutta la radiazione subisce uno spostamento verso il rosso, o redshift. Per esempio, l'ultravioletto emesso in origine dovrebbe essere osservato dai nostri strumenti come luce visibile. Ma proprio l'ultravioletto viene assorbito durante il viaggio dalle nubi di idrogeno neutro nello spazio interstellare. Ne consegue che nel segnale che riceviamo manca proprio la luce visibile. Il ragionamento è un po' contorto ma fila. Qual è dunque la spiegazione corretta? Per capirlo bisogna essere veloci. Molto veloci: questione di minuti.
I lampi gamma hanno due caratteristiche: sono molto brevi e possono essere rivelati solo dallo spazio, perché l'atmosfera forma uno scudo quasi impenetrabile per la radiazione gamma (per fortuna, aggiungiamo noi). In orbita c'è un Osservatorio dedicato proprio al monitoraggio del cielo nei gamma: il satellite SWIFT della NASA. Quando SWIFT rivela un lampo, nel giro di pochi minuti viene attivato il telescopio da 2,2 metri che il Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics e l'European Southern Observatory gestiscono a La Silla, in Cile. Subito lo strumento punta la nuova sorgente e ne segue l'evoluzione su ben sette differenti frequenze.
I risultati sono appena stati pubblicati su "Astronomy & Astrophysics" da un gruppo di ricercatori guidati da Jochen Greiner, del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics, e confermano quanto già si sapeva: nel visibile molti lampi gamma o sono assai deboli oppure proprio non ci sono. Inoltre gli astrofisici si sbilanciano verso una delle due spiegazioni possibili: è quasi sempre colpa delle polveri. Sicché è probabile la più semplice delle due ipotesi: la radiazione visibile viene banalmente filtrata. Se ci fossero di mezzo il redshift e l'idrogeno neutro, lo spettro di emissione sarebbe differente, come in effetti accade in un ristretto numero di casi. Adesso si tratta di capire dove stanno queste polveri: un po' dappertutto nella galassia che ospita il lampo gamma oppure soprattutto nei paraggi della stella che collassa?
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