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Eureka | Spaziotempo -  13 nov 2010 03:00

Addio materia oscura?

Forse non è più necessaria negli ammassi globulari

Una rondine non fa primavera. E due rondini? Quante rondini ci vogliono per la primavera? Insomma, bastano due esempi per tirare una conclusione verosimile? Secondo Charlie Conroy e i suoi colleghi della Harvard University e dell'Università di Princeton, due casi sono sufficienti. O almeno molto convincenti. Non due rondini, ovvio, ma due ammassi globulari: NGC 2419 e MGC1. Siccome quei due non contengono materia oscura, allora non ce n'è nemmeno negli altri. Dicono. Pare. Forse.
Che la materia oscura esista è un fatto sul quale ormai gli astrofisici non discutono più. Si tratta di materia invisibile perché non emette e non riflette radiazione elettromagnetica, ma la cui esistenza può essere dimostrata osservando la sua influenza gravitazionale sulla materia circostante. Per esempio, se contenessero solo la materia visibile le galassie non potrebbero ruotare così velocemente e si sfalderebbero disperdendo stelle e gas interstellare nello spazio.
Il problema sta nel capire che cos'è la materia oscura. In proposito c'è qualche ipotesi molto verosimile (per esempio le particelle supersimmetriche) ma ancora nessuna prova. Sicché intanto gli astrofisici si esercitano nel cercarla là dov'è e nel prevedere le conseguenze della sua presenza.
Prendiamo il caso degli ammassi globulari: agglomerati sferici di centinaia di migliaia di stelle raccolte in poche decine di anni-luce. E' sempre stato difficile sviluppare dei modelli per la loro formazione, ma alcuni astrofisici pensano che, miliardi di anni fa, aloni sferici di materia oscura abbiano attratto gas e polveri, dai quali poi sarebbero nate le stelle. Andò proprio così? Oppure no?
In un recente articolo in attesa di pubblicazione su "The Astrophysical Journal" ma già disponibile su arXiv, Conroy e i suoi colleghi descrivono i risultati ottenuti dalla simulazione numerica del comportamento di due specifici ammassi globulari: NGC 2419 e MGC1. Il primo si trova a 30 mila anni-luce dal centro della nostra galassia, la Via Lattea, e il secondo a 65 mila anni-luce dal centro della Galassia di Andromeda. Sono stati scelti proprio per questa loro caratteristica: sono distanti dal centro delle rispettive galassie, perciò (si suppone) si trovano ancora in condizioni non dissimili da quelle primordiali.
Ecco allora il risultato dei ricercatori americani: se nei due ammassi ci fosse materia oscura, dovrebbero rimanere compatti, mentre senza materia oscura dovrebbero perdere stelle nello spazio intergalattico. Ma che cosa fanno davvero? E' presto detto: NGC 2419 E MGC1 perdono pezzi. Ergo, se i computer non mentono, non c'è materia oscura in questi due ammassi globulari. Se ne conclude che non si formarono a causa della presenza di materia oscura.
Tanto basta per dire che di materia oscura non ce n'è neppure negli altri ammassi globulari? Torniamo alla questione delle due rondini, insomma. Di certo di ammassi bisognerà studiarne ancora un po'. Se la conclusione che la materia oscura non è più necessaria per spiegarne la formazione si riaprirà il problema di capire come sono nati. Conroy suggerisce una possibilità: durante le violente fusioni fra le galassie primordiali, gli ammassi globulari apparvero come agglomerazioni locali di stelle. Staremo a vedere.

13.11.2010 - 03:00
Marco Cagnotti
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