


"Voyager", 8 settembre: un servizio ci informa che su Marte ci sono piramidi con una struttura "palesemente artificiale". Non solo: sul Pianeta Rosso vegetano felici anche alberi giganteschi. Tutto per la gioia dei gonzi che si bevono le panzane di Giacobbo e della sua redazione, inetti (o restii perché in malafede?) a documentarsi sulle fonti originali. Che se poi davvero andassero a studiare seriamente le immagini rilasciate dalle agenzie spaziali, invece di frugare nella spazzatura delle interpretazioni demenziali, scoprirebbero realtà stupefacenti. Come un ponte sulla Luna.
Diciamolo subito, a scanso di equivoci giacobbeschi: è un ponte naturale. Naturalissimo. Ed è stato ripreso dalla Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC). L'immagine però è dall'alto: come si fa a capire che si tratta di un ponte, ossia che sotto c'è il vuoto? Il segreto, come ben sa chi osserva la Luna anche solo con un piccolo telescopio, sta nella luce.
Le aree della superficie lunare colpite verticalmente dal Sole non sono mai interessanti da guardare: la loro immagine è sempre piatta, priva di profondità. Molto meglio invece osservare nei paraggi del terminatore, cioè la linea di separazione fra la luce e il buio. Lì, grazie alle lunghe ombre, emergono le strutture in tutta la loro tridimensionalità: bordi di crateri, strapiombi, guglie e... adesso anche ponti.
Un'immagine ripresa dalla LROC non lontano dal bordo del cratere King mostra infatti un'area allungata e affiancata da due macchie scure. Potrebbero essere banalmente due buche. Si osservi però con attenzione la regione brillante sulla sinistra, sul bordo della macchia scura: quella è la luce del Sole che proviene da destra, da sotto il terreno. Quindi siamo di fronte a uno stupefacente arco naturale, lungo circa 20 metri e largo 7. Invece, quando il Sole è alto sull'orizzonte, il gioco di luci e ombre non si verifica più e l'arco (in apparenza) scompare.
Prima di scomodare eventuali seleniti per spiegare l'origine del ponte, ragioniamo sui possibili meccanismi naturali di formazione. I ponti naturali sulla Terra sono, di solito, prodotti dall'erosione dell'acqua o del vento, ma nulla di tutto ciò è possibile sulla Luna. Però sul nostro satellite sono già state scoperte lunghe caverne a forma di tubo, quindi i planetologi propongono un processo analogo per questo ponte. In breve, l'impatto di un grosso meteoroide fonde la superficie circostante, che raffreddandosi si solidifica, mentre in profondità il materiale rimane sotto forma di lava. In seguito la lava defluisce, lasciando una cavità. Quando poi gli estremi della cavità collassano, ecco apparire il ponte naturale.
Al momento questa sembra la spiegazione più verosimile, ma di certo c'è solo un fatto: bisogna saperne di più. Ecco perché la LROC ha ripreso molte immagini di quest'area di grande interesse: diverse condizioni di illuminazioni rivelano nuovi dettagli e consentiranno di realizzare mappe topografiche indispensabili per fare chiarezza.
E ora un esercizio per i nostri lettori. In un'immagine a largo campo si vede un secondo ponte, non lontano e grande circa la metà del primo. Chi riesce a scoprirlo?
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