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Addio, Constellation
Niente uomini sulla Luna. Non a breve, almeno
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3 feb 2010 03:00 | Eureka / Spaziotempo
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E così l’ha fatto. Com’era stato anticipato dalle indiscrezioni dei giorni scorsi, l’Amministrazione Obama ha modificato drasticamente le priorità della NASA, cancellando il programma Constellation, che entro il 2020 avrebbe dovuto riportare l’uomo sulla Luna. Il nuovo budget della NASA, presentato lunedì scorso, segue le raccomandazioni del rapporto di esperti indipendenti, dal titolo “Seeking a Human Spaceflight Program Worthy of a Great Nation”, commissionato dalla Casa Bianca e pubblicato nell’ottobre scorso.
Agli appassionati di esplorazione spaziale questa decisione potrebbe sembrare un deludente passo indietro. Di fatto, sul breve termine lo è: per almeno altri dieci anni gli astronauti saranno confinati nell’orbita terrestre. Ma i nuovi progetti della NASA guardano lontano. A fronte di 9 miliardi di dollari già spesi (perché tanto è costato Constellation), ci sono 6 miliardi stanziati per i prossimi cinque anni. Con scopi in apparenza minori ma lungimiranti: sviluppare nuove tecnologie che su tempi più lunghi possano spingere le missioni umane fino a Marte, progettare e spedire sonde automatiche per esplorare gli ambienti alieni da colonizzare in futuro, coinvolgere di più l’industria privata nello sviluppo dei lanciatori con equipaggio umano, estendere fino al 2020 l’operatività della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Le missioni di indagine scientifica costeranno 3,2 miliardi di dollari, 500 milioni serviranno per sviluppare un’industria privata capace di portare in autonomia e sicurezza gli equipaggi umani in orbita quando, entro la fine quest’anno, gli Shuttle andranno in pensione, e quasi 200 milioni saranno spesi di prolungare la vita della ISS. Charles Bolden, ex astronauta e oggi direttore generale della NASA su nomina di Obama, durante la conferenza stampa di lunedì per presentare il nuovo budget ha detto: “Seguiremo un approccio all’esplorazione umana più sostenibile e faciliteremo lo sviluppo di una nuova industria commerciale”. E ha aggiunto: “Se concentrassimo troppi sforzi e finanziamenti sul ritorno sulla Luna, trascureremmo gli investimenti nelle tecnologie chiave necessarie per andare oltre”.
Il budget dev’essere ancora approvato dal Congresso degli Stati Uniti, e già si prevedono resistenze da parte dei politici che temono per la perdita di molte migliaia di posti di lavoro: una preoccupazione giustificata. D’altronde, obiettano i sostenitori della nuova linea, quei posti verranno recuperati su tempi più lunghi nell’indotto dei nuovi programmi. Perché in realtà non si tratta di un abbandono totale, ma solo di un ripensamento delle priorità. Che riscuote anche consensi prestigiosi, come quello di Buzz Aldrin. L’ex-astronauta, che è stato il secondo uomo a posare il piede sulla Luna e che dell’esplorazione umana è da sempre un accanito sostenitore, ha pubblicato una dichiarazione con la quale appoggia completamente la decisione di Obama. Perché, spiega, “sulla Luna ci siamo già arrivati: 40 anni fa”. E prosegue: “Marte è la prossima frontiera dell’umanità, e la NASA ci guiderà lassù se sosterremo energicamente i nuovi piani del Presidente”. Se lo dice lui...

Marco Cagnotti
Ma che cosa ci si guadagna, per finire?

Il mandato presidenziale negli Stati Uniti dura quattro anni. Facciamo pure otto, considerando una facile rielezione. Comunque troppo poco per progetti a lungo, lunghissimo termine come l’esplorazione umana dello spazio. Nel gennaio del 2004, per rispondere con fermezza alla tragedia dello Space Shuttle Columbia, George W. Bush lanciò la Vision for Space Exploration: un programma molto ambizioso che mirava a riportare l’uomo sulla Luna entro il 2020. Un’eccellente idea, ma un fatto era certo: nel 2020 Bush non sarebbe stato più presidente. Nel frattempo altri, con altre idee e priorità, con altri problemi e probabilmente altre crisi economiche da affrontare, avrebbero preso il suo posto. E chissà che fine avrebbe fatto la Vision. C.V.D. (Come Volevasi Dimostrare): oggi Obama ci ripensa e cambia tutto. Ha fatto bene? Ha fatto male? Beh, intanto ha fatto. Poi si vedrà.
Certo l’idea sembra ragionevole. Adesso come adesso i soldi scarseggiano, quindi è meglio non buttarli in progetti che sembrano portare a poco o nulla. Come, appunto, il programma Constellation: sottofinanziato rispetto alle proprie ambizioni, già in ritardo sul piano di marcia e privo di idee davvero innovative perché in fondo non è nient’altro che una replica un po’ più in grande del vecchio programma Apollo. Dispiace per i 9 miliardi già spesi, ma è meglio fermarsi adesso piuttosto che sprecare altri soldi. Che invece è più sensato investire con buon senso e lungimiranza.
Magari però ci vorrebbe più precisione. In effetti il nuovo piano è sì pieno di grandi dichiarazioni di intenti, ma un po’ carente dal punto di vista degli obiettivi precisi e delle scadenze. Non solo: si basa molto sulla fiducia nella propensione dell’industria privata a lanciarsi verso lo spazio.
La Storia insegna che, da sempre, le nuove frontiere sono state superate e i nuovi territori sono stati colonizzati soprattutto grazie all’iniziativa privata. Perciò è cosa buona e giusta che anche l’esplorazione umana dello spazio non sia prerogativa solo degli enti governativi, com’è stato nell’ultimo mezzo secolo. Ma c’è un problema tuttora insoluto: che cosa dovrebbe indurre i privati a investire in questo settore? Perché dietro l’iniziativa privata c’è sempre (e legittimamente) l’interesse economico. Ebbene, ancora non è chiaro che cosa ci sia da guadagnare nella colonizzazione umana di mondi alieni. Il turismo, dice qualcuno. Per pochi multimilionari privilegiati? Le miniere sulla Luna, su Marte, sugli asteroidi, aggiunge qualcun altro. Grazie, ma quando? Fra mezzo secolo? Quale Consiglio di Amministrazione programma investimenti onerosi su scadenze così lunghe? Insomma, o si diventa lungimiranti tutti, oppure si rischia di non farne niente.

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L'immagine è stata diffusa dalla Polizia cantonale