
150 milioni di chilometri. No, anzi, per la precisione 149'597'870’696 di metri. Questa è l’Unità Astronomica: un’unità di misura che si usa per le distanze in planetologia. Non è un numero a caso. Corrisponde invece alla distanza fra la Terra e il Sole. Ma ogni anno aumenta di 15 centimetri.
Il primo a stimare la distanza della nostra stella fu Aristarco di Samo, nel III secolo a.C., precursore di Copernico con quasi 2.000 anni di anticipo e ideatore del primo abbozzo di modello eliocentrico. Secondo Aristarco il sole si troverebbe a 20 volte la distanza della Luna dalla Terra. Sbagliato: oggi sappiamo che il rapporto è di circa 400 volte. Gli strumenti moderni hanno permesso non solo di misurare con grande precisione l’Unità Astronomica, ma anche di constatare che cambia nel tempo: la Terra si allontana dal Sole di 15 centimetri all’anno. Perché? Finora c’erano due spiegazioni: il Sole perde massa perché trasforma l’idrogeno in elio attraverso la fusione termonucleare, oppure la costante di gravitazione universale sta variando il proprio valore.
Ora Takaho Miura, della giapponese Hirosaki University, e tre suoi collaboratori hanno pubblicato su “Astronomy & Astrophysics” una nuova proposta: ci allontaniamo dal Sole per un effetto di marea. Le deformazioni superficiali della stella starebbero quindi cedendo energia alla Terra. Il fenomeno è ben noto. D’altronde per lo stesso meccanismo la Luna si allontana dalla Terra ogni anno di 4 centimetri. Se Takaho Miura ha ragione, il Sole perde nella propria rotazione 3 millisecondi ogni secolo.
Difficile immaginare che il Sole si fermi. Difficile, soprattutto, immaginare che a questo ritmo la Terra si perda nel cosmo. Insomma, possiamo dormire sonni tranquilli.
